Un pensiero al giorno

E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità (Bohumil Hrabal)

domenica 17 aprile 2016

La vita a rovescio



Mi piace leggere quello che scrive Simona Baldelli. Il suo primo libro mi colpì così tanto che ogni nuovo romanzo viene letto voracemente, spesso alla ricerca della magia che aveva accompagnato Evelina. Molte volte questo è un limite perché è difficile, oltre che improbabile, che due libri siano identici.
Il suo secondo romanzo non mi appassionò così tanto, un po’ ero rimasta delusa, imbrigliata nel ricordo della Nera e della Scèpa e certe descrizioni mi erano sembrate eccessivamente ossessive. Non avevo voluto scrivere niente al riguardo: non sono un critico, né una letterata ma solo un’appassionata di libri.
Le storie mi hanno fatto compagnia per tutta l’infanzia e la giovinezza. Ero una ragazzina alta, magra, piuttosto taciturna. Non risultavo la più carina della classe, né la più corteggiata e i libri mi permettevano di superare la solitudine, di viaggiare con la fantasia vivendo la vita degli altri. In qualche modo sono stata discriminata e il termine secchiona mi ha perseguitata fino all’Università.
“La vita a rovescio” è il racconto di una vita a latere. Con coraggio – lo stesso de “Il tempo bambino” – Simona Baldelli racconta una storia di quelle che si sussurrano appena, mentre ci si guarda attorno per paura di essere ascoltati e giudicati. È la storia di Caterina Vizzani, personaggio realmente esistito, che scelse di essere se stessa fino alla fine, e cioè Giovanni Bordoni. Siamo nella Roma del 1700, affollata come ora di persone di ogni ceto, etnia, credo religioso, un calderone di esperienze tra le quali non è contemplata l’omoaffettività. Giovanni è un uomo fantastico proprio perché, al di là dell’aspetto fisico, conserva le caratteristiche femminili di rispetto, tolleranza, lungimiranza. È un uomo che sa amare le donne, non è mai volgare, non è egoista. Tutte queste caratteristiche vengono perse nel momento in cui Giovanni indossa il “feticcio”, un momento del libro che non ho particolarmente apprezzato forse perché riesuma l’atavica invidia del pene, che fa pari e patta con la mamma-frigorifero. E di tutto ciò ne ho le palle (ops!) piene. La presenza di Bradamante come idea, soffio di vento, nuvola dai riflessi rosa dorati, rimanda alla Scèpa di Evelina e così mi rassicura.
La Simona Baldelli che ho tanto apprezzato e della quale potrei leggere anche la lista della spesa, è viva e vitale, fuoriesce dalle 406 pagine riuscendo sempre a stupirmi per lo stile e il coraggio delle storie.