Un pensiero al giorno

E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità (Bohumil Hrabal)

domenica 19 febbraio 2017

D'amore, d'eroina e di galera



D’amore, d’eroina e di galera è un libro che suscita emozioni. Le più immediate sono quelle di incredulità e sconcerto. Per quanto si possa leggere dai giornali e farsene un’idea, la realtà del carcere supera ogni immaginazione più sfrenata.
La storia dell’autrice, condannata negli anni 80 per uso e spaccio di droga, si interseca con quelle di altre compagne, con le guardie carcerarie, i medici e i direttori dei penitenziari nei quali viene trasferita.
Ciò che sorprende è scoprire che il carcere è solo un luogo dove le alienazioni peggiorano, dove la follia entra silenziosamente fino alla deflagrazione totale e alla morte e dove è possibile continuare a farsi di eroina. Un controsenso che forse ha la spiegazione nel cercare di tenere tutti sotto controllo, nel rendere questa esperienza il meno devastante sia per chi è al di qua che al di là delle sbarre. Niente cambia e tutte le belle parole su rieducazione e inserimento lasciano il tempo che trovano.
Un’affermazione all’inizio di questo viaggio nell’abisso induce a riflettere. L’eroina non rende peggiori o migliori di quello che in realtà si è. Fa solo in modo che la natura vera di una persona venga fuori molto prima o semplicemente venga fuori. Uno sconvolgimento di pensiero che annulla ogni argomentazione sulle cattive compagnie, sull’assenza della famiglia e di figure educative di riferimento. Ci sono due categorie: i buoni e i cattivi. Devi solo pregare di trovarti in quella giusta perché non hai speranza, prima o poi la tua natura lombrosiana viene fuori.
Il libro trascina il lettore in un girone infernale, non riesci a staccarti dalle pagine, le crisi di astinenza della protagonista da un lato fanno orrore e contemporaneamente ti portano a sperare che in qualche modo riesca a procurarsi ciò che le serve. Senti anche tu il bisogno di aria fresca, di riprenderti. Non puoi non chiederti come vomito, diarrea incoercibile, caduta pressoria, clonie irrefrenabili, dolori migranti non inducano le guardie prima e soprattutto il medico dopo a sospettare la scimmia. Tutto è sospeso in questo tempo dilatato che ognuno spera passi il più velocemente possibile. Chi è dentro è solo un problema da contenere sperando – senza mai crederci veramente - che, una volta uscito, non si ripresenti più alla Matricola.
È solo verso la fine del libro che provi disgusto e rabbia perché diventa inconcepibile sprecare tempo, oltre che vita, ricorrendo una dose di eroina soprattutto quando ti confronti con le difficoltà del tuo quotidiano.