Un pensiero al giorno

E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità (Bohumil Hrabal)

domenica 25 gennaio 2015

Il Cappotto

Clemente Rebora definì questa novella una crisalide dalla quale uscì la farfalla dell’arte. Immagine quanto mai pertinente proprio a partire dalla costruzione della storia, da questa vita incolore, fin troppo prudente, senza slanci, per arrivare ad un progetto di felicità che ruota semplicemente attorno ad un cappotto.
Il protagonista fa solo un’avventatezza, esce dalla sua routine rassicurante decidendo, suo malgrado, di farsi confezionare l’indumento. Dal momento della decisione anche la sua vita cambia e il cappotto diventa un oggetto d’amore in grado di suscitare le sensazioni tipiche dell’innamoramento.
Il cappotto è un mezzo di riscatto anche per il sarto che passa dal ruolo di semplice riparatore a quello di chi cuce sul nuovo. Due vite nell’ombra che acquistano visibilità.
Il cambiamento e la forza che deriva dall’amore sorprendono tutti quelli che ruotano attorno al personaggio, i colleghi di lavoro che l’hanno sempre deriso, platealmente o meno. L’abito non fa il monaco e questo loro lo sanno bene tanto da invitarlo ad una cena per festeggiarne l’acquisto e forse anche per avere un nuovo motivo di dileggio.
L’altra faccia dell’amore è altrettanto forte per uno abituato a vivere nella mediocrità. Disinganno, rabbia, delusione, disperazione lo travolgono e solo dopo la morte riesce ad avere un’opportunità di riscatto nell’essere fantasma, figura che nell’immaginario collettivo evoca sempre paura. Anche qui l’ulteriore beffa del destino perché il suo ricordo tra i vivi è impalpabile, effimero, inesistente.

Universale è la descrizione dell’uomo potente che percorre un secolo di storia mantenendo inalterate le sue caratteristiche di arroganza, presunzione, ignoranza e volgarità. Non si fa fatica a riconoscere nella caratterizzazione qualcuno che conosciamo, nonostante siano passati più di 170 anni dalla pubblicazione dell’opera