Un pensiero al giorno

E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando incomincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità (Bohumil Hrabal)

sabato 6 febbraio 2016

La mammana

Il libro di Antonella Ossorio non poteva non essere tra quelli di questo blog sia per l’argomento che per il tipo di narrazione. L’aver insegnato e scritto libri per l’infanzia sono stati quel quid che ha reso la storia così bene articolata da incollare il lettore fino all’ultima pagina. Personalmente ho ripetuto un gesto di molti anni fa: sono andata a leggere il finale quando mancavano una decina di pagine. Ero impaziente, volevo essere rassicurata che la conclusione della storia fosse come l’avevo immaginata (non è mai così quando lo scrittore è bravo!). Sono ritornata bambina e questo è uno dei motivi di ringraziamento all’autrice.
Il libro del 2014 anticipa un dibattito, ormai stantio e grottesco, sul concetto di famiglia. Immersa nella lettura sorridevo al pensiero che il libro potesse essere messo al rogo da quelle centinaia di integralisti cattolici che qualche giorno fa hanno manifestato in piazza, alcuni non sapendo bene perché erano lì e per cosa si battevano.
La storia di Lucina e Stella, due nomi per così dire brillanti a loro modo, si inserisce nell’arco di tempo tra il passaggio di due stelle comete. L’associazione con la luce non si esaurisce qui ma viene ulteriormente rafforzata dal legame amicale con Laura, moglie di un astronomo e perciò abituata a vedere e sentir parlare di stelle.
La luce è la protagonista principale della storia nelle sue mille riflessioni.
Viene messo in luce l’albinismo, una anomalia genetica dovuta a mancanza totale o parziale della melanina. Fino a poco tempo fa le persone albine erano evitate, né più né meno come quelle con sindrome di Down o gravi disabilità mentali.
Animali albini venivano sacrificati alla nascita perché imperfetti, non adatti né all’uso alimentare, né al lavoro. Alcuni sono stati usati per lungo tempo nei laboratori di ricerca scientifica.
In un primo momento Stella, bambina, si riflette nei giudizi degli altri che la considerano portatrice di sventura e cerca di usare a suo vantaggio i poteri che le vengono attribuiti. È stato inevitabile pensare a Massimo Troisi in “Ricomincio da tre” impegnato in un esperimento di telecinesi. Stella dimentica il significato di sé, di essere essa stessa – in quanto persona – portatrice di luce, della sua verità.
L’anima della narratrice per l’infanzia si esplicita anche nell’intessere, con estrema delicatezza, una possibile comunanza di vita tra un trans gender e un’albina, tra una madre e una figlia, al di là delle barriere mentali perché l’accudimento e l’amore sono caratteristiche di ogni essere, umano e animale.
Il nucleo centrale della storia si svolge a Napoli, città che ha fatto parte di un periodo felice della mia giovinezza. Viene riportata alla luce nelle sue tante incongruenze che, allora come ora, sono alla base della sua eterna fascinazione.
Vivono di luce riflessa tutte le persone che entrano in contatto con Lucina, la cui forza risiede proprio nella consapevolezza della diversità e nella lotta quotidiana per l’affermazione di sé prima ancora che il suo segreto possa venire alla luce. Essa stessa è la luce degli occhi, dell’intera vita di Bartolomeo. La sacralità dell’amore è un altro tema affrontato con la semplicità di chi è abituato a raccontare ai bambini senza banalizzare.
Stamani, alle prime luci dell’alba, ho chiuso il libro a malincuore…aspetto di ascoltare (sì, è il termine giusto!) un’altra bella storia.